Time Remapping, look da cinema e altro
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Pubblicato da Max il 10 / 2 / 2011
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). Non e' detto pero' che i dettagli debbano essere costosi. Quello che la macchina da presa non vede, non esiste...

Purtroppo sono giorni abbastanza pesanti al lavoro, quindi non riesco a rispondere a tutti. Pero' Maurotto ha gia' provveduto in larga parte, cosi' come i sempre graditi interventi di Makott.
Time remapping e interpretazione del footage
Detto per inciso credo che questo sia il problema del video di Looka, che sembra scattare a intervalli regolari. Come se fosse stato si' rallentato, ma senza prima essere stato interpretato. E' il tipo di difetto che si nota -ad esempio- in una clip 30fps inserita in una timeline 24fps.
In breve, girando a 60fps, e interpretando il footage a24fps si ottiene il risultato migliore. Interpretare significa (in Premiere e AE) fare tasto destro e Interpret Footage, poi indicare che il frame rate e' di 24 e non -come indicato dal software- di 60.
In questo modo un secondo di video (60 frame) viene inserito nel progetto come se fossero due secondi e mezzo (sempre 60 frame ma in base 24). Non avviene nessuna modifica nelle immagini.
Per rallentare ancora, si puo' procedere con il time remapping. In Final Cut c'e' lo stesso motore di time remapping di Shake, che e' uno dei migliori dell'industria.
In After Effects c'e' una versione ridotta di Kronos (il motore di Nuke) ed anche questo e' molto buono. Si sceglie Time Remapping, poi si imposta il frame blending su Pixel Motion e il layer puo' essere allungato o accorciato come si vuole semplicemente scalando il tempo con Time>Time Stretch o creando dei keyframe nella timeline (questo e' il modo in cui si fanno gli effetti "stile matrix" di accelerazione innaturale).
Usare l'otturatore a 1/1000 ha un senso, Matteo: serve a minimizzare il motion blur e rende piu' facile il lavoro di time remapping ai software perche' riescono a individuare piu' facilmente i dettagli dell'immagine e a creare i fotogrammi intermedi.
E' indispensabile per le riprese ad alta velocita' (skateboard, appunto) ma meno importante per una ripresa normale.
Quando si riprende con otturatore veloce, sarebbe opportuno reintrodurre la sfocatura di movimento in post, ma e' decisamente un discorso avanzato, perche' richiede due passaggi e un po' di cura nel simulare l'otturatore virtuale. Insomma, fate come se non ne avessi parlato.
Da ultimo, Krusty meglio fare time remapping come prima cosa, perche' ogni operazione che avviene sui pixel dell'immagine rende piu' difficile il tracciamento dei movimenti. Quindi prima TR, poi Uprez.
Up-rezing
Esistono tante plugin che scalano preservando i dettagli, e si puo' fare anche con un paio di maschere e un filtro Highpass per migliorare i dettagli, ma non verra' mai perfetto.
La scalatura semplice di tutti i software di montaggio e della maggior parte dei software di compositing non e' vero up-rezing, non preserva i dettagli. Una eccezione, al solito, e' Shake: il nodo FileIn in modalita' convert adopera i vettori di movimento dei pixel per scalare l'immagine in modo molto sofisticato.
Linguaggio & look cinematografico
L'osservazione di Shadow e' molto pertinente, direi che e' la chiave di tutto e la ragione per cui alle volte sembra di non riuscire a raggiungere -nonostante tanti sforzi- il risultato che si desidera.
Intanto, si', gran parte di quello che si vede e' frutto di post produzione. Pero' non e' solo postproduzione.
Diciamo che per "riprese da cinema" servono tre ingredienti:
1. L'attrezzatura
Appena pochi anni fa le videocamere erano tutte interlacciate. Il progressivo, e i 24fps progressivi, sono stati il grande cambiamento per una resa da cinema.
Poi sono arrivate le curve "cinegamma" o "cinelike" che facevano somigliare la latitudine (range dinamico da bianco a nero) del video a quella della pellicola, almeno in parte.
E da ultimo gli adattatori DOF per simulare l'effetto della ristretta profondita' di campo.
Se siamo qui a parlare di DSLR e accettiamo Line Skipping e sensori CMOS e' proprio perche' rispetto agli adattatori DOF le fotocamere DSLR danno una resa molto migliore, a un costo inferiore.
Inoltre, le dimensioni dei sensori APS-C (come Canon 550D, Canon 600D, Canon 60D, Canon 7D... qualcuno ha altre 'D' da suggerire?) somigliano molto al formato della pellicola cinematografica e quindi abbiamo uno sfocato molto simile a quello del cinema rispetto agli adattatori DOF.
2. Il "linguaggio" cinematografico
Risolto il problema tecnico, resta da adoperare un linguaggio da cinema. Movimenti di macchina, organizzazione delle inquadrature, etc.
Senza questo, le riprese sono tecnicamente esatte, ma mancano ancora di una struttura coerente. Per fortuna sono cose che si imparano in fretta, e mini dolly o mini boom sono accessori nemmeno tanto costosi ma danno tanto alla narrazione.
3. La direzione artistica e della fotografia
E qui veniamo a quello che credo intendesse Shadow: si puo' comprare o noleggiare l'attrezzatura, si possono studiare e imparare le tecniche narrative: manchera' sempre qualcosa.
Una direzione della fotografia sensata, espressiva (vale a dire: non la luce tre punti da ritratto in studio) e una accurata direzione artistica -costumi, scenografie- fanno la differenza.
Ci sarebbe da parlarne tanto, ma in due parole: una ripresa fatta in casa, con le pareti bianche che in Italia sono lo standard, difficilmente dara' risultati gradevoli.
Bisogna cercare di aumentare il valore apparente della produzione con dettagli che contribuiscono alla narrazione. Una parete bianca, purtroppo, non contribuisce nulla (almeno nel 99% dei casi
Esempio di "scatola bianca" - quello che era veramente sul set e quello che vede la macchina da presa sono due cose diverse. Non c'e' nessuna correzione del colore nella seconda immagine.
Insomma, tantissime parole per dire: bisogna affrontare tutti e tre gli aspetti. Pratico, grammaticale e artistico. Due su tre non basta, purtroppo.
Pero' l'idea di attenersi a una sceneggiatura "blindata" e' giustissima. Troppo spesso ci si sofferma sugli aspetti puramente tecnici (24fps a 1/50) -che pure sono essenziali- ma si trascura il fine.
Il risultato sono i "cinematography reel" di vimeo e youtube. Sempre in esterni e magari di notte (con strade bagnate, in base al vecchio dogma "wet the set").
Una strada bagnata di notte crea contrasto, e' piena di riflessi di luci al neon e zone d'ombra. E' quasi uno scenografo/direttore della fotografia automatico. Ma suggestione a parte, cosa racconta?
Stesso discorso per tante riprese di strade e persone. Un colpo di magic bullet, una musica suggestiva, e una strettissima profondita' di campo: il risultato e' gradevole, e maschera l'assenza di struttura.
Pero' non si potrebbe usare per raccontare una storia -ne' specialmente per pubblicizzare un prodotto.
Altre cose: obiettivi, macchine...
Su obiettivi e macchine, vi chiedo scusa, ma piu' di quanto ho scritto in passato non so dire. Gli obiettivi che conosco e suggerisco sono nel post. Stesso discorso per le macchine. Dal punto di vista video 550D, 7D, 60D, la nuova 600D... sono identiche. Quale delle piccole differenze tra i vari modelli sia importante... dipende dalle esigenze di ciascuno.
Sandro e' solo questione di apertura (piu' il diaframma e' aperto, minore e' la profondita' di campo, cioe' piu' e' facile che gli elementi vadano fuori fuoco) e -come detto da Makott- distanza dal soggetto.
Quell'esempio mostra come l'obiettivo Kit, non essendo molto luminoso, costringe a avvicinarsi agli attori per ottenere un classico two-shot, e questo deforma i lineamenti.
Buon lavoro a tutti!
PS
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