Il film è morto, lunga vita al film
Pubblicato da Massimiliano Marras il 19 / 1 / 2012 Commenti: 15
La Cinematografia Digitale non è solo "riprendere in digitale", ma un approccio interamente digitale alla produzione di contenuti. Adesso che il cinema in pellicola è ufficialmente estinto, capire l'importanza del 3D, dei personaggi digitali e della mocap (Kinect incluso) è più importante che mai.
Quarta revisione: 6 luglio 2012
Questo articolo parla dell'evoluzione del mercato dell'immagine e dell'impatto economico di questi cambiamenti su ciò che viene chiamato Cinema Digitale.
- La prima parte è dedicata alla fine della pellicola
Vediamo perché la frontiera, oggi, non è girare in digitale piuttosto che in pellicola. Ci basiamo sui dati dei principali produttori di cineprese; della Twentieth Century Fox; e della National Association of Theatre Owners. - La seconda parte parla di personaggi digitali e della nuova frontiera del cinema
Vediamo quale sia il trend più caldo del mercato nel 2012: i personaggi digitali. Ci basiamo su analisi statistiche degli incassi; sui dati della quotazione azionaria di una grande azienda: Digital Domain; e sulla straordinaria crescita economica e mediatica di questo settore negli ultimi mesi.
È ufficiale: niente più cinema in pellicola
La notizia è dello scorso ottobre: i tre maggiori produttori di macchine da presa, Arriflex, Panavision e Aaton, hanno abbandonato completamente la produzione di cineprese per concentrarsi solo sul lato digitale.
Il vice presidente della ARRI, Bill Russell, ha dichiarato che la decisione è dovuta alla diminuzione della domanda globale di cineprese. Esistono ancora dei mercati in cui c'è richiesta di cineprese tradizionali ma si trovano al di fuori degli USA e anche questi mercati si sono ridotti di molto negli ultimi anni.
Negli Stati Uniti, comunque, è ormai un punto di non ritorno con un crollo verticale e irrevocabile, fino al 60% in meno negli ultimi due anni, secondo i service di noleggio cinematografico.
I giganti della produzione, insomma, si ritrovano in un mercato in cui per sopravvivere la soluzione è di spingere la produzione sul digitale — o fallire.
19 gennaio 2012, L' addio a Kodak
Un altro evento chiave ha riguardato la Kodak USA, in trattative da tempo per tentare di evitare il fallimento. Il 19 gennaio 2012 ha iniziato la procedura di bancarotta. Secondo Robert Burley dell'università di Toronto, riportato da BusinessWeek, “they were a company stuck in time”.
Questo significa che la fine del cinema su pellicola è finalmente arrivata? Secondo il già citato Bill Russel di Arriflex non si può predire una data certa, ma con una proporzione tra digitale e pellicola di 85 a 15, se non è la morte è di certo l'inizio di una breve agonia.
Fatto confermato anche dalle dichiarazioni di Phil Radin, Vice Presidente Esecutivo di Panavision: "Abbiamo costruito l'ultima cinepresa nel 2009". E in inglese "last" non significa, come in italiano, "la più recente", ma implica che non ne verranno prodotte mai più altre.
Un successo improvviso? Oppure si sapeva?

La marcia verso il digitale potrebbe apparire come un risvolto improvviso del progresso della tecnologia. Niente di più sbagliato.
George Lucas, Bernard Rose e Robert Rodriguez lo dissero a metà degli anni '90: la pellicola è morta. Pionieri e innovatori di solito non sbagliano. E la storia ha dato loro ragione.
Ma le ragioni non sono solo queste: negli ultimi anni la diffusione del cinema in 3D e dei proiettori digitali ha fatto il balzo su vasta scala, e qui senza mezzi termini Jean-Pierre Beauviala, di Aaton S.A., dice chiaramente che "il 3D stereoscopico ha accelerato l'abbandono della pellicola".
Il cinema stereoscopico esiste da quasi cento anni, ma è sempre stata una moda passeggera, mentre grazie alla tecnologia di oggi è diventato uno standard di fatto, paragonabile all'avvento del sonoro e del colore.
24 Aprile 2012: Fox abbandona la pellicola 35mm
La notizia viene da John Fithian, presidente e CEO della "National Association of Theatre Owners". Alla CinemaCon di Las Vegas, ha reso noti i contenuti di una lettera della Twentieth Century Fox rivolta ai distributori cinematografici.
Fox è il primo studio che abolisce l'uso della pellicola per la distribuzione dei film. Una mossa già anticipata nel mercato asiatico, che dal primo gennaio 2012 riceve esclusivamente film in formato digitale. Ma che adesso si allarga all'enorme mercato nordamericano: 27.000 schermi cinematografici.
Di questi 27.000, due terzi sono già stati convertiti alla proiezione digitale. Di conseguenza, Fox cesserà di distribuire film in pellicola 35mm entro il 2012 o 2013 in tutti gli Stati Uniti.
"L'anno scorso su questo palco avevo predetto che la distribuzione di film in celluloide sarebbe terminata entro il 2013." — ha detto Fithian al CinemaCon — "Quella predizione sta diventando una realtà. Come confermato dalla lettera dei nostri amici della Fox, nessuno può contare ancora a lungo sulla distribuzione di film in pellicola." (Fonte: Hollywood Reporter)
D'accordo, passiamo alla ripresa digitale, è finita qui, adesso?
No, purtroppo. Come già accennato, non è tanto una questione di quale attrezzatura adoperare. La vera questione è la direzione presa dal mercato, tanto nella pubblicità quanto nel cinema.
L'espressione "Digital Cinematography" non indica semplicemente un modo diverso di acquisire una scena, preferendo il digitale alla pellicola, ma qualcosa di ben più ampio.
È sbagliato pensare, come spesso si fa in Italia, che Digital Cinematography significhi solo che la pellicola è stata rimpiazzata dall’acquisizione digitale dell’immagine. La Digital Cinematography è un approccio completamente diverso a tutte le fasi lavorative: dalla pre-produzione fino alla distribuzione.
Purtroppo in Italia abbondano le scuole di cinema che ancora parlano di moviola, pellicola e sviluppo mettendo la pellicola in relazione con le tecnologie di ripresa digitale. Insomma, ignorando completamente che non si tratta più di lavorare con cineprese digitali, ma —semmai— che la ripresa in se è ormai solo una frazione del procedimento di realizzazione di un film o di una pubblicità.
Pensare di poter solo sostituire un mezzo di ripresa con un altro, significa ignorare cosa è la produzione oggi: post-produzione, green screen, matte painting, personaggi digitali e post-direzione della fotografia.
La frontiera oggi non è usare il digitale al posto della pellicola
Digitale al posto della pellicola era frontiera nel 2000. Oggi la frontiera è sfruttare tecnologie come le VCam di Intersense e gli economici Kinect di Microsoft che consentono la motion capture in tempo reale.
La frontiera è un bersaglio mobile e bisogna pensare a dove si troverà domani, piuttosto che a dove era ieri. Il rischio, altrimenti, è di scoprire che le proprie competenze tecniche sono fuori mercato.
Cinema e pubblicità sono mercati, e il mercato pretende stereoscopia, inserimenti digitali, movimenti di macchina impossibili e... personaggi digitali.
Chi vuole far cinema oggi, più che mai, deve fare i conti con la tecnologia e tenere ben presente che i film con personaggi digitali superano di dieci volte gli incassi di un film “di personaggi” in carne e ossa. (Dato proveniente da un’analisi statistica degli incassi tra il 1995 e il 2011, pubblicata da “The Numbers” e basata sui dati della Motion Picture Association of America.)

Come incassare dieci volte di più? Basta aggiungere un personaggio digitale al film (e vale anche per la pubblicità)
E se voglio girare film tradizionali, con "persone vere"?
Ci sarà sempre, probabilmente, una nicchia per il cinema vecchio stile. Così come esiste una nicchia per i dischi in vinile, un'altra per il calciobalilla, e come — ogni quattro o cinque anni — qualcuno gira un film in bianco e nero giusto per il LOL per ragioni artistiche.
Ma il lavoro di Steven Spielberg e Robert Zemeckis sulla motion capture e la stereoscopia, come testimoniano Tin Tin, Polar Express e Christmas Carol, va avanti, produce incassi record, e ciascuno di questi film trasforma irreversibilmente il modo di fare cinema.
Quindi, se uno studio pubblicitario ricco, anni fa, poteva offrire come segno distintivo di qualità una ripresa in pellicola, oggi —senza eccezioni— deve poter offrire animazione 3D, stereoscopia, compositing e motion capture.
Insomma, competenze tecniche. Con le buone intenzioni non si produce.
10 Maggio 2012: un personaggio digitale e il capitale raddoppia
Non bastassero gli incassi clamorosi di "The Avengers", è il momento di Tupac. Per chi non lo conoscesse, Tupac Amaru Shakur era un rapper americano, ucciso a Los Angeles quando aveva appena 26 anni.
Ventisei anni intensi, visto che i suoi dischi hanno venduto più di 75 milioni di copie e Rolling Stone lo accosta a nomi come quello di Elvis e John Lennon.
Ma il nome di Tupac deve essere accostato anche a quello della Digital Domain, la società di effetti speciali fondata nel 1993 da James Cameron.
A Digital Domain si deve anche l'Enhanced Antialias di Lightwave (usato per Titanic) e il software Nuke sviluppato come soluzione proprietaria di compositing prima di essere ceduto a The Foundry per la commercializzazione al pubblico.
Digital Domain è un leader mondiale degli effetti speciali da 20 anni, ma ha visto la propria quotazione azionaria raddoppiare nel giro di una notte.

Il balzo improvviso nel valore delle azioni della Digital Domain — fonte NASDAQ (Art. 70 L.633/41)
Guardiamo bene il grafico: le azioni di Digital Domain si impennano all'improvviso, il 16 di Aprile. Cosa è successo quel giorno?
Il rapper Tupac è salito sul palco del Coachella Live, 17 anni dopo la propria morte. E lo ha fatto grazie alla tecnologia digitale sviluppata da Digital Domain prima per ricostruire e invecchiare Brad Pitt in "Benjamin Button" e poi per "Tron Legacy", dove una versione digitale di Jeff Bridges giovane recita insieme al Jeff Bridges di oggi.
L' impressionante performance del Tupac digitale al Coachella Live
Non solo, come abbiamo visto sopra, i film con personaggi digitali incassano 10/12 volte di più. Ma il mercato azionario riconosce subito un'occasione d'oro e non esita ad agire. Digital Domain ha un fortissimo vantaggio tecnologico nella ricostruzione degli attori, ma finora il vero valore economico di questa tecnologia non era evidente (anche se, come vedremo tra poco, ha radici antiche).
I personaggi digitali non sono una novità
La performance del Tupac digitale ha chiarito ogni dubbio e già gli analisti di Forbes speculano sulla legacy, l'eredità, di artisti come Michael Jackson che potrebbero tornare a calcare le scene.
Ricostruire performance, anche se in scala molto minore, era già stato fatto nel 2004 per "Sky Captain & the world of tomorrow", dove il defunto Laurence Olivier aveva interpretato delle scene originali attraverso la manipolazione digitale delle sue passate performance.
I primi attori digitali, in realtà, risalgono al 1987, quando le versioni virtuali di Marilyn Monroe e Humphrey Bogart interpretarono Rendez-vous in Montreal.
Questo video accompagnava il paper tecnico "The Direction of Synthetic Actors" di Nadia e Daniel Thalmann, pubblicato dalla IEEE. Si trattava del primo tentativo di immaginare dei personaggi digitali che fossero copie di veri attori. A questo fine, venne creata la tecnica dell'interPhong shading (che permetteva, sia pure nei limiti delle risorse dell'epoca, di simulare la differenza di morbidezza tra la pelle di Bogart e quella della Monroe).

L'Humphrey Bogart digitale del 1987, il primo esperimento di ricostruzione di un attore in 3D
6 giugno 2012: Elvis torna a calcare le scene
Rolling Stone dà oggi, 6 giugno, la notizia che Digital Domain porterà nuovamente in vita Elvis, "The King", adoperando la stessa tecnologia digitale impiegata per Tupac.
Fin qui, nulla di sorprendente. È solo la conferma di quanto ipotizzato nella versione precedente di questo articolo. La necessaria conseguenza del successo della performance di Tupac e dell'interesse del mercato.
La grande novità è l'entità di questo progetto. La versione digitale di Elvis non farà solo "una performance". Core Media Group, che detiene i diritti dell'immagine di Elvis, ha stabilito una partnership con Digital Domain per produrre un Elvis virtuale che apparirà in film, televisione e altri media.
I dettagli non sono ancora noti, la notizia è recentissima, ma il progetto sembra essere il logico passo successivo: creare un personaggio riutilizzabile e capace di performance sempre differenti. Un vero e proprio attore virtuale.
Bit o petrolio? C'è sempre più lavoro per chi sta all'avanguardia
Volare basso non è mai una buona idea, ma in questo settore equivale a un suicidio economico. È sempre l'innovazione che fa funzionare una pubblicità o che porta fiumi di spettatori al cinema.
Nessuno diventa famoso o ha successo con la ripetizione di idee e forme ormai vecchie e logore. Al massimo, in questo modo, si può sopravvivere. Di certo, non si viene cercati da una delle nazioni più ricche del mondo.
Un mese dopo l'evento "Tupac", il 22 maggio, il governo degli Emirati Arabi Uniti ha stanziato 100 milioni di dollari per costruire e affidare a Digital Domain uno studio di produzione digitale a Abu Dhabi. Si tratta di uno studio da quattordicimila metri quadri, pronto a ospitare 500 artisti della produzione immateriale, che sarà completamente operativo nel 2015.
Una scelta di investimento sulla quale vale la pena di riflettere. Il petrolio è una risorsa fisica, destinata a esaurirsi. La ricerca e lo sviluppo tecnologico nel settore entertainment, e più in generale in tutti i settori immateriali, sono in continua crescita. Chi ne ha la possibilità investe i petrodollari in... "bit".
Poco prima, ad Aprile, la Florida State University e la città di West Palm Beach avevano fatto lo stesso, con 15 milioni di dollari di bond senza tasse e la donazione di tredicimila metri quadri di terreno per la costruzione del Digital Domain Institute: un inusuale mix tra studio di produzione e college.
Significativo il commento del decano della Florida State University: "il nostro mandato è di preparare gli studenti a carriere di successo". Sembra proprio che, per far questo, serva lavorare spalla a spalla con gli artisti del digitale.
6 luglio 2012: Virtual Tupac premio "Leone di Titanio per la Creatività" a Cannes
Il 23 giugno, Digital Domain ha ricevuto l'ambito premio del "Leone di Titanio" alla 59esima edizione del Festival Internazionale della Creatività di Cannes, davanti a 11 mila rappresentati di agenzie creative e di comunicazione .
Competeva con oltre 500 pre-selezionati per il riconoscimento di "most groundbreaking work in the creative communications", come riportato dal New York Times.
Insomma, sembra che solo in Italia si continui a sottovalutare il peso dei personaggi digitali. Ma diamo qualche altro numero, per spiegare la dimensioni di questo fenomeno.
- 15 milioni di visioni su YouTube per il Tupac digitale
- 50 milioni di ricerche Google su "Tupac Hologram"
- Vendite (digitali) della canzone “Hail Mary” aumentate del 1530% in una settimana (sì, millecinquecentotrenta percento)
La situazione oggi: in pochi mesi questo articolo è stato revisionato quattro volte. A livello globale, il mercato dell'immagine sta vivendo un momento di crescita senza precedenti e questo può lasciare spaesati visto che, invece, in Italia, Cinecittà sembra destinata alla chiusura.
Ritengo che l'apparente contraddizione tra mercato locale e globale trovi una possibile risposta proprio nelle tendenze rilevate nel corso di questo articolo, ma piuttosto che fare speculazioni, è più pragmatico spendere qualche parola su quello che ciascuno di noi può fare in concreto. Per il proprio interesse e per il proprio successo.
Gran parte di questi cambiamenti richiedono risorse economiche e competenze tecniche che sono fuori dalla portata della maggior parte degli studi di produzione. Per fortuna, strumenti come il Kinect e software come ReconstructME offrono un'alternativa e sono una via accessibile a chiunque voglia comprendere meglio questo nuovo modo di lavorare.
Naturalmente bisogna faticare un po'. Ma la mia opinione è che sia meraviglioso vivere in un mondo in continua evoluzione, dove si è obbligati a imparare cose nuove ogni giorno, e dove ogni giorno i traguardi e i limiti si spostano in avanti.
Perché questo significa che non esistono limiti.
E tu cosa ne pensi della nuova frontiera? Dillo nei commenti qui sotto!

Conosci meglio Massimiliano Marras
Max è un autore pubblicato, fa produzione video commerciale dal 1989, è stato relatore e guest speaker in conferenze internazionali di computer grafica 3D; è l'autore di software commerciali per animazione 3D e compositing usati ogni giorno da studi di produzione cinematografica e televisiva in 27 paesi del mondo — da Hollywood a Tokyo.
Commenti e discussioni
commento articolo
Pubblicato da Armando il 20 / 1 / 2012
articolo che pone in essere una disamina accurata sui pocessi evolutivi del mondo cinema significativo aver evidenziato il non ritorno della obsoleta tecnica della pellicola sicuramente articolo di ottimo livello complimenti
commenti sul post
Pubblicato da Francesco Leone il 23 / 1 / 2012
Credo sia tutto giusto ciò che si dice nell'articolo. E' vero, bisogna sempre stare al passo con le potenzialità che offre la tecnologia. Ritengo però che sia importante non dimenticare che ciò che è fondamentale per fare del buon cinema è il soggetto, la trama, la sceneggiatura, l'intreccio della storia. Senza questi elementi il cinema rischia di diventare un insieme di effetti speciali senza alcun contenuto. Non dimentichiamo che i films che risultano fondamentali nella storia del cinema, di digitale hanno ben poco.
Re: commenti sul post
Pubblicato da Max il 6 / 2 / 2012
Bentrovati e grazie per gli interventi!
Due righe sul discorso "qualità" (anche se non è questo l'argomento dell'articolo):
Le storie migliori, i film migliori, sono sempre realizzati da persone che non temono, ed anzi amano, l'innovazione e la tecnica.
Da Fritz Lang a Orson Welles, da Hitchcock a Kubrick: un tripudio di innovazioni tecnologiche, di idee nuove, di ossessione per la tecnica e per gli effetti speciali.
Se avessero avuto il digitale, o la stereoscopia, avrebbero amato queste tecnologie come le amano i grandi registi di oggi.
Insomma, le persone veramente intelligenti non hanno paura dell'ignoto: cercano la tecnologia e la mettono al servizio della narrazione.
C'è una bella frase del compositore John Cage che riassume tutto questo:
"I can't understand why people are frightened of new ideas. I'm frightened of the old ones."(Non riesco a capire perché le persone siano spaventate dalle idee nuove, a me spaventano quelle vecchie.)
70 mm
Pubblicato da Carlo il 23 / 4 / 2012
Tutto giusto ma...un bel 70mm il digitale se lo può scordare oggi,domani e forse dopodomani..(ammesso che abbia senso nelle sale microscopiche di oggi...dato anche gli immensi costi della pellicola) così come i famosi colori della technicolor (sistema 3- strip) già spariti da quel di, chi ha vuto la fortuna di vederli non li dimentica tanto facilmente. Staremo a vedere la qualità dei futuri proiettori digitali per cinematografi. Molte idee nuove mi hanno personalmente deluso. Non confondiamo,prego: "vecchio" non è sinonimo di "cattivo", "nuovo" rare volte è "meglio".
Probabilmente pochi hanno assistito alla proiezione in Todd.AO (70 mm e 6 colonne sonore magnetiche) in una grandissima sala come l'ex cinema Verdi di Genova. Più di 30 metri di schermo, nel 1960. Sarà stata vecchia questa proiezione? 50 anni fa! ma pochi in futuro potranno vedere ed assistere ad una meraviglia del genere (il film era pietoso a dire il vero) Il 3D digitale avrà la sua fortuna perchè forse non soffrirà delle problematiche di quelli in pellicola (anno 1953 sempre al Cinema Verdi). Il 3D ebbe infatti una brevissima durata. (leggi: Mannino e Patanè: Guida pratica per l'operatore cinematografico. Anno 1961).
Dimenticavo...Hitchcock muoveva pochissimo la sua macchina da presa. Un "grande" non ha bisogno di "agitarsi"...riusciva però egregiamente ad "agitare" il pubblico.
Ma come si fa
Pubblicato da Cinescoppio il 10 / 5 / 2012
Ma come si possono scrivere tante minchiate in un articolo. Ma chi è questo autore?
Roba da manicomio. Questo non capisce niente di cinema è impallinato solo dagli effetti speciali e da attori digitali , virtuali ,3D e inutilità varie. Mah? Ma vatti a rivedere Casablanca , Il terzo uomo e Metropolis. Probabilmente non li conosci neppure. Attenzione però: sono in bianco e nero!!!! Orrore!
Siamo mica un pò invasati?
Pubblicato da Cinepizza il 11 / 5 / 2012
Non ho mai letto tali e tante castronerie in un articolo. Il saggio e ben noto Claudio G.Fava inorridirebbe anzi inorridirà quando lo metterò a conoscenza di questo "post" demenziale. Questo articolista ignoto si riempe la bocca e si lascia incantare come un fanciullo da : "tripudi di innovazioni tecnologiche" scomodando il discusso John Cage sicuramente più bravo nel gioco degli scacchi che nella musica (musica???) per una sua citazione di una banalità disarmante (nessuno è "spaventato" dalle idee nuove ma forse più semplicemente inorridito caro estinto Cage). "personaggi digitali", il mondo che "pretende la stereoscopia" "effetti speciali" etc. Ma siamo mica un pò invasati? Consiglio al redattore di questa perla di articolo di gustarsi un vecchio e sano "Casablanca" un "Terzo uomo" ed un avveniristico per i suoi tempi "Metropolis" (questo si pieno di effetti speciali davvero speciali per gli anni venti da non confondersi con gli effetti "sp...recati" quanto inutili di oggidì. Dimenticavo: questi capolavori sono tutti in bianco e nero (orroreeeee) ed uno muto. Quindi deduco che al "nostro" maestro non piaceranno visto che non ha gradito " The artist" (film per i LOL a parere del maestro)! Ora mi vado a rilassare col mio caro View Master (muto e statico).
Re: Siamo mica un pò invasati?
Pubblicato da Max il 11 / 5 / 2012
@cinepizza/cinescoppio Il concetto era chiaro già col tuo primo commento, ma qui sono benvenute tutte le opinioni. E quando le opinioni sono così appassionate si può anche sorvolare sulla forma con cui vengono espresse.
Mi spiace che lo scherzo su The Artist ti abbia irritato, nelle intenzioni era una battuta di spirito.
Però, a scanso di ulteriori equivoci, l'articolo non parla di "Arte", ma di tecnologia e dei trend del mercato.
Facciamo la pace?
Pubblicato da Pkun il 11 / 5 / 2012
E' bello trovarsi d'accordo con tutti i post, tranne che con l'arroganza.
Cerchiamo di parlare, con tutta la passione che abbiamo dentro, pero' senza urlare. Urlano gia' in troppi, compresi i signori del marketing che ci rifilano castronerie (digitali oggi, in pellicola prima) al cinema.
Se l'analisi sugli incassi e' corretta e indipendente (sara' mai possibile?), allora il problema e' il nostro (il pubblico) non dei produttori/registi.
Possibile che un film incassi di piu' perche' c'e' un personaggio digitale? Che senso ha?
Io personalmente, come molti credo, avrei preferito non aver mai visto in vita mia Jar Jar Binks (a dir la verita' nemmeno i film dove "recitava"), e se la sua presenza ha fatto levitare gli incassi del film allora stiamo messi proprio male.
Allo stesso modo non poteva esserci un T1000 diverso da quello digitale di Terminator 2. Un attore con tutina argentata sarebbe stato alquanto ridicolo.
La magia digitale e' come il colore, come il suono: puo' darti qualcosa in piu', ma non ti puo' tenere in piedi qualcosa che si poggia sulla pochezza o sul nulla.
Chi fa' cinema, tv, o qualunque arte di immagine in movimento, non dovrebbe trincerarsi dietro alla tecnologia o alla tecnica, dovrebbe avere in mente solo una cosa: emozionare lo spettatore.
E, purtroppo, e' tanto tempo che molti non ci pensano...alcuni non l'hanno mai fatto, altri lo hanno dimenticato.
Colpa del digitale e del 3d? No, colpa nostra, massa di spettatori assuefatti.
Vi lascio col ricordo della linea di Cavandoli, emozioni in 1,5D
de gustibus...
Pubblicato da Katacri il 12 / 5 / 2012
Sono in linea con Pkun sia per la pace che per il fatto che serva una struttura narrativa che regga... troppo spesso si sono visti film vuoti, ma pieni di effetti speciali. D'altro canto l'effetto speciale permette di vedere qualcosa che sarebbe impossibile avere nella realtà, quindi, è apprezzabile anche se fine a se stesso.
Come sempre de gustibus non disputandum est!
Ho trovato interessante (sociologicamente) il riferimento ai "personaggi digitali" e mi sono chiesto se ci sia stata la stessa reazione al primo "personaggio di fantasia" nei romanzi d'avventura.
Digitale
Pubblicato da Arcangelo il 23 / 11 / 2012
Mi trovo d'accordo con quanto scritto:
"Purtroppo in Italia abbondano le scuole di cinema che ancora parlano di moviola, pellicola e sviluppo mettendo la pellicola in relazione con le tecnologie di ripresa digitale. Insomma, ignorando completamente che non si tratta più di lavorare con cineprese digitali, ma —semmai— che la ripresa in se è ormai solo una frazione del procedimento di realizzazione di un film o di una pubblicità."
Inoltre questo articolo contiene tante informazioni che mi mancavano e che non conoscevo.
Per me,
mia personale esperienza,
il film che mi ha fatto credere che il digitale avesse un grande potenziale fu:
Final Fantasy: The Spirits Within
Le musiche erano di Elliot Goldenthal.
Peccato che,
se non erro,
portò al quasi fallimento della casa di produzione.
La Squaresoft.
E...
per chi critica i film pieni di effetti speciali o 3D,
in quest'ultimo caso,
c'era tutto quello che c'è da aspettarsi da un bel film.
Coinvolgimento emotivo.
Per me è questo che fa la differenza.
C'è l'emozione?
Allore è un buon film.
Lasciamo perdere i capolavori ed autori come i citati Kubrick e Welles.
Non avevo la tecnologia a favore,
ma la creavano dal nulla col loro ingegno fuori dal comune.
Vedi steadicam.
Oggi un autore,
perchè lo è,
è un regista come Christopher Nolan.
Su tutti: "Inception".
A me poi piace il Cinema Sud-Coreano ahahahahah
Figurati se dovevo capirci qualcosa di effetti speciali e 3D.
Ma anche in Sud-Corea hanno fatto dei bei film con effetti speciali.
Ricordo "The Host".
Non ho mai capito l'ostilità verso le nuove tecnologie.
Gli effetti speciali devono essere funzionali,
non fine a se stessi.
Credo che lo stesso discorso valga per i movimenti di macchina,
la direzione degli attori e così via.
Il mio disappunto è per chi alza muri e non si informa e non forma.
mah
Pubblicato da Friz il 3 / 1 / 2013
tutto questo spiegamento di forze e fiumi di milioni per fare poi delle cagate allucinanti. possono farsi belli e giocare quanto vogliono con le cifre - grazie al cazzo che i fintissimi film con personaggi digitali incassano piu' degli altri, con quello che ivnestono in pubblicità, e considerando che attualmente tutto intorno c'è il deserto - intanto le sale sono piu' vuote che mai. E in ogni caso, in proporzione sia al costo di produzione che a quello di promozione, guadagnano molto di piu' i film indipendenti, ma molto di piu', in proporzione. Se devi spendere 50 milioni per guadagnarne 80 con alto rischio di fare flop, chi guadagna 5 milioni spendendo neanche un milione fa un risultato molto piu' apprezzabile e magari il film è anche guardabile, come spesso succede. purtroppo - italia a parte, qui il cinema è finito - oggi i film piu' dozzinali sono proprio quelli a piu' alto budget, perchè puntano quasi esclusivamente sugli effetti speciali, che, mettila come vuoi, sono sempre piu' industria e sempre meno arte. E il processo industriale è una macchina che allivella tuto verso il basso, è solo questione di tempo. Per ora mantengono ancora un certo livello perchè le varie Digital Domain stanno solo cercando di scalzare il cinema tradizionale, abituarci a un cinema senza attori veri (solo in italia questo potrebbe giovare), ma una volta aboliti gli attori e la recitazione che facciamo? meglio il luna park, almeno ti diverti in prima persona. Se Resident Evil 4 è ancora fico, domani non è detto. Quando avranno rimpiazzato la stupenda Jovovich con una scorreggia digitale, sai che salti di gioia... inoltre come la mettiamo col divismo, che è uno dei pilastri su cui si regge tutto st'immaginario del cazzo?
e se invece...
Pubblicato da Friz il 3 / 1 / 2013
boh, io provo ad azzardare una previsione che potrebbe apparire in totale controtendenza (in realtà non lo è tanto, perchè in fin dei conti non è una novità che i film piu' ad alto budget siano anche quelli con effetti speciali piu'innovativi, anzi è sempre stato così, e la spiegazione è molto semplice: innazitutto le condizioni: possono permetterselo. E poi la differenziazione e promozione del prodotto: il nostro film ha effetti speciali piu' belli dei vostri. Inoltre, non direi tanto in controtendenza, dal momento che la vera novità degli ultimi anni è accaduta proprio nel cinema tradizionale - certo, digitale, assolutamente girato in digitale e hd, ma pur sempre tradizionale, proprio quell'aspetto che nell'articolo viene screditato come fosse non solo marginale ma addirittura un fallimento - ovvero film a budget normale, non esagerato, che una volta non si sarebbero potuti girare se non forse in 16mm o in 35 con difficoltà e oggi sono girati in Epic. (Ovviamente nel vasto mondo, l'Italia non esiste, qui non c'è piu' neanche un mercato, c'è solo una specie di grossa parrocchia-ospizio).
Ebbene la mia previsione è: quando 9 film usciti su 10 saranno virtuali, la gente si sarà già stancata da un pezzo, e andrà in massa a vedere quell'unico film con attori veri, per cercare uno straccio di emozione, e magari anche un buget confluito in una bella storia anzichè tutto in cose virtuali. Prendi le favole ad esempio: hanno migliaia di anni e non invecchiano mai, gli effetti speciali nascono già vecchi. Prendi il teatro. Prendi qualcosa di autentico.
Sulla verità finta (quindi alla ricerca infinita e ossessiva del realismo dove si è già fuori dal reale) contrapposta all'onesta finzione (lui si riferiva al teatro) aveva detto delle cose intelligenti Gigi Proietti in un'intervista.
lasciamo stare kubrik
Pubblicato da Friz il 3 / 1 / 2013
eh no, bello, in Kubrick gli effetti speciali c'erano ma non si vedevano. Non è nemmeno lontanamente paragonabile alla volgarità esibizionista delle cialtronate degli ultimi 20 anni.
Ogni immagine era un dipinto da maestro. Ogni frase intrisa di significati da andarse a scoprire. Nessun gesto, nessuno sguardo buttato lì a caso. Ormai hollywood è scesa talmente in basso nelle sue ambizioni artistiche, che se mentre un qualsiasi film persino degli anni 50, sia come tematiche, sempre interessanti e vicine alla vita, che come realizzazione, era un film adulto per cervelli maturi, oggi il target di tutti questi film a base di effetti speciali e in particolar modo quelli virtuali, sono i ragazzini tra i 12 e i 15 anni. Poi ci vanno anche fino a 30 forse, ma d'altra parte il rimambimento generale è un dato di fatto. Io che sto a contatto con i giovani vedo che verso i 20 anni si sono già stancati di vedere sempre le stesse cose (ed è anche ora).
Se ne vanno ancora a vedere, è per inerzia, e perchè - e quei fetenti di produttori lo sanno benissimo - a quell'età al venerdì o sabato si ha voglia di andare al cinema con gli amici e basta, quindi si tenta la fortuna. La scelta poi è quella che è, prendere o lasciare, ma mentre a 15 anni erano entusiasti, oggi tornano sempre piu' o meno delusi. E ci credo. Io dopo il remake del remake dei tre moschettieri dell'anno scorso, con gli spadaccini che volavano a 3000 metri di quota, e dopo una sfilza di film pessimi uno piu' stupido dell'altro, non ho ancora avuto stimolo a tornare al cinema.
Il presunto successo del cinema virtuale, tutto da vedere in proporzione, troppo comodi i valori assoluti nel regime odierno di cinema defunto, che decanta se stesso - adesso ce ne sono ancora pochi e la gente va ancora a vederli in mancanza di scelta, e perchè fanno ancora sensazione presso i ragazzini, ma trovami un 50enne, a meno che non sia del mestiere, che non abbia di meglio da fare - è come Monti, che coi suoi ministri ha fatto la rapina del secolo ma bisogna dire che ha salvato l'Italia, allora sorridiamoci tutti e buonanotte e quant'è fico il cinema virtuale.
La giostra
Pubblicato da Junkie76 il 13 / 2 / 2013
io ho studiato cinema, quello tradizionale, il digitale si affacciava timidamente agli angoli delle strade, io sono cresciuto con Kubrick, Cronenberg, Lynch, Terry Gilliam, Ozu, Hitchcock e non proseguo... e paragono il cinema di Hollywood a non meno che a una giostra, si la giostra dei criceti, e loro ci fanno girare e girare, e quasi quasi ci piace, si continuamo a girare...ma prima poi, ci verrà da vomi...e no...non continuo con sofismi che non ne ho voglia, ciao a tutti, cmq mi ritrovo in molti dei vostri commenti, almeno so che qualcuno di buon senso esiste ancora...buona vita a tutti...
Per favore: dati di fatto e interventi utili
Pubblicato da Max il 16 / 2 / 2013
L'ho detto e ripetuto: questo articolo non riguarda 'arte', 'opinioni' o 'gusti personali'.
Parla di fatti, cifre e tecniche che possono tornare utili a chi è interessato a lavorare oggi e in futuro.
Posso capire la frustrazione di chi il cinema lo guarda e non apprezza come è cambiato.
Ma questi commenti con tante parole e nessun dato di fatto... su, dai, non c'entrano niente con l'articolo e non hanno nessuna utilità pratica.
Provo a chiarire che sarebbero in-topic e estremamente benvenuti interventi e domande su argomenti come iPi motion capture, ReconstructMe, il nuovo Brekel Pro e la facial motion capture.
Insomma, interventi concreti e oggettivi che siano rilevanti per l'audience del nostro sito: persone che producono con le tecnologie digitali.
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